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16/01/2012

MAYA-La precessione degli equinozi

 Per quale motivo varie antiche civiltà, distanti geograficamente, cercano di indicarci una stessa precisa epoca di riferimento, attraverso la collocazione di mastodontici monumenti, allineati astronomicamente ed inserendo in tutta la mitologia i numeri chiave per comprendere e calcolare la precessione degli equinozi?


Esiste un messaggio che queste antiche popolazioni volevano tramandare alle generazioni future?

Sicuramente era qualcosa di straordinaria importanza per spingere questi uomini a simili imprese.

Osservazioni astronomiche così accurate potrebbero aver portato a conoscenza di qualche terribile segreto i nostri incredibili antenati. Segnali di calamità spesso ricorrenti sono ben noti, basti pensare ai 520 miti riguardanti il diluvio universale, estinzioni di massa, glaciazioni sembrerebbero avvalorare questa ipotesi.

Il messaggio nascosto nella pietra dai nostri antenati, i disperati tentativi di comunicare qualcosa d’importante attraverso simbologie e miti, strumenti idonei a cavalcare le ali del tempo, sembrano suggerirci tale interpretazione.

Partendo dalle scoperte del professor De Santillana, di Robert Bauval , Graham Hancock e tanti altri studiosi non appartenenti alla ortodossia scientifica, sono riuscito a decodificare questo importante messaggio e la cosa più sorprendente e’ stata quella di accorgermi che questo messaggio era ben vivo a partire dal medio-evo fino ad arrivare all’inizio del nostro secolo.

 



Possa la nostra civiltà fare buon uso di questo grande segno di amore e saggezza che arriva dal profondo passato.

 

Il messaggio

L’impervio compito che questo testo si prefigge è quello di compenetrare un messaggio che accomuna il genere umano alla terra con le sue creature .

Circa 18000 anni or sono la terra è stata investita da un cataclisma di enorme furore ed entità: l’inversione istantanea dei poli magnetici: raggi cosmici nocivi, ghiacciai sciolti e montagne sprofondate.

Tutti questi effetti si sono succeduti in brevissimo tempo, con sconvolgenti reazioni a catena seguite successivamente dalla pioggia, durata un’eternità: il diluvio universale. 520 leggende ci tramandano l’evento apocalittico.

Vi furono sopravvissuti in zone franche e gli stessi si accorsero che l’evento si sarebbe ripetuto a distanza ciclica di anni. Da quell’ istante tutti i loro sforzi ed il loro lavoro fu volto a lasciare ai posteri una previsione ed un messaggio di salvezza.

Vogliamo credere che tutto questo incessante lavoro non fu solo istinto di sopravvivenza del genere umano, ma qualcosa di divino li animò e una compassione fraterna li spinse a sacrificarsi per un’umanità che neppure avrebbero conosciuto, consapevoli che in essa vi sarebbe stato il seme e lo scopo del loro esistere, il loro lavoro per la salvezza di un patrimonio che potesse andare oltre le catastrofe cicliche, favorendo l’evoluzione dell’uomo verso la Divinità.

Essi, attraverso la comprensione del lato oscuro di Dio e della precarietà della vita umana, divennero tolleranti e comprensivi, cercando una salvezza comune.

Vogliamo rimandarvi ad immagini di uomini intenti a progettare qualcosa di grandioso che sfidasse il tempo, poiché portatore di un messaggio inconfutabile. Vi invitiamo a penetrare nei grandi giacimenti di intenso significato e di esperienze che costituiscono la memoria collettiva di ogni essere umano. Gli interrogativi che intendiamo sollevare, i dubbi che vogliamo insinuare, i veli che vogliamo alzare, non nascono dalle nostre piccole menti, ma vengono attivati dalle anime di uomini antichi, patrimonio comune a tutta l’umanità.

Attraverso percorsi angusti ed oscuri, attraverso costruzioni grandiose, attraverso miti e leggende, ci parlano di catastrofi cosmiche, di crolli di mondi, di un’apocalisse che dovrebbe, secondo la loro previsione, colpire proprio la nostra generazione.

Lanciare un messaggio che non si perdesse nel corso dei millenni e rimanesse inalterato nel tempo, deve essere stato per i nostri antenati un grande dilemma e gli strumenti per realizzare una tale opera furono sicuramente scelti con oculatezza.

Considerando il lungo raggio temporale che il “messaggio” doveva attraversare, essi presero in considerazione vari canali: l’uso del linguaggio matematico, fondamentale ed unico che può unire culture diverse anche lontano nello spazio e nel tempo; infatti in ogni civiltà che raggiunga un certo grado di sviluppo alcuni numeri saranno sempre riconosciuti, come ad esempio il 3,14,numero magico p greco, oppure l’11,1 che ogni civiltà evoluta associa con il ciclo medio delle macchie solari.

L’uso di un codice simbolico figurato: il codice precessionale che, sfruttando gli effetti della precessione degli equinozi, permetteva di ottenere un orologio cosmico che offriva sicurezza ed affidabilità circa le date di partenza e di arrivo del messaggio.

Una volta lanciato il messaggio esso doveva rimanere inalterato e vivo nelle tradizioni di ogni popolo. Con genialità lo inserirono in due veicoli trainanti e duraturi: la religione e la magia ottenendo una sorta di pilota automatico che procedette per secoli e millenni, spesso all’insaputa dei portatori i quali, ormai non comprendendone più il senso, continuavano a tramandarlo sotto
forma di mito o leggenda.
Per la concretezza e per l’immediatezza visiva essi si affidarono alla dura e resistente pietra, che ancora ci parla attraverso blocchi allineati e squadrati secondo precise direttive astronomiche come per esempio la Sfinge, le piramidi di Giza, il tempio di Angkor o le costruzioni di Stonehenge.
Davvero povero sarà quell’uomo che non riuscirà ad andare oltre il linguaggio cifrato ed allegorico delle parole. Veramente piccolo sarà l’uomo che si fermerà solo alle apparenze, poiché intrappolato nel proprio labirinto non troverà il filo di Arianna che lo guiderà alla salvezza.
Vane sarebbero state le ciclopiche fatiche dei nostri antenati che, dalle menti eccelse e dai cuori divini. Ringraziamo questi fratelli poiché il loro compito è arrivato a termine ed abbracciandoli, idealmente ci incamminiamo per vincere l’ultimo drago, togliendo la verità dalla sabbia e dall’oblio.

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