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12/01/2012

2012 Il mondo non finirà

 I fisici sono giunti a comprendere che tutte le loro teorie sui fenomeni naturali, comprese le leggi che formulano, sono creazioni della mente dell’uomo proprietà della nostra mappa concettuale della realtà, più che proprietà della realtà stessa

Questo schema concettuale è necessariamente limitato e approssimato, come lo sono tutte le teorie scientifiche e le leggi della natura che esso contiene.

È interessante osservare come funziona la mente umana.
Da qualche anno si sta facendo strada la possibilità che il 21 dicembre 2012 debba avvenire un evento apocalittico che potrebbe distruggere il nostro Pianeta.
Tale evento sarebbe stato predetto dagli antichi Maya attraverso il loro ormai noto calendario che vede, appunto in tale data, la fine di un’era cosmica.
Non intendo riproporre in questa sede i complessi calcoli che hanno portato i Maya a predire la fine di un ciclo e l’inizio di un altro: queste informazioni sono state ampiamente trattate in molti libri in circolazione negli ultimi anni e sono reperibili in rete su migliaia di siti web che trattano appunto le profezie dei Maya e le loro previsioni circa la fine dei Tempi.
Ciò che mi sembra invece interessante osservare è come, partendo da quest’antica profezia, a poco a poco nel corso di questi ultimi anni, la loro previsione si sia arricchita di ulteriori conferme di natura prevalentemente scientifica, che andrebbero ad avvalorare le


 

Tuttavia le varie conferme prodotte, cioè l’inversione dei poli, l’arresto della rotazione della Terra, l’allineamento del centro del Sole con l'equatore della galassia, le tempeste solari, l’aumento della frequenza di cavità Schumann e così via, non hanno una reale verificabilità scientifica poiché si tratta molto spesso di “forzature” con le quali si è cercato di confermare le previsioni dei Maya. Come sostiene giustamente Fritjof Capra nell’illuminante Tao della fisica, “tutti i concetti che usiamo per descrivere la natura sono limitati; non sono aspetti della realtà, ma creazioni della mente; sono parti della mappa, non del territorio”. Qualunque indagine scientifica è necessariamente limitata poiché isola e analizza un singolo fenomeno, oggetto di studio, da un insieme più ampio di cui fa parte che sfugge alla nostra attenzione. Proprio per questo ciò che sembra evidente o scientificamente provato in un dato momento, può non esserlo più dopo breve tempo.
Quante deduzioni scientifiche apparentemente corrette si dimostrano poi imprecise o addirittura errate? Ma è la nostra interpretazione del fenomeno a non essere corretta, poiché vivisezionando un frammento di realtà, perdiamo di vista il tutto da cui quel frammento dipende.
Un esempio, fra i tanti possibili, per chiarire il concetto riguarda l’ipotizzato aumento della frequenza di cavità Schumann , tesi questa esposta da Gregg Braden già nel lontano 1994 durante una sua conferenza, Beyond Zero Point, i cui contenuti sono reperibili in rete su vari siti web. Durante questa conferenza Gregg Braden affermava che la Risonanza di cavità Schumann era in costante aumento e che avrebbe toccato la soglia dei 13Hz guarda caso proprio intorno al 21 dicembre 2012. L’aumento della Risonanza Schumann avrebbe dovuto portare a un azzeramento del campo magnetico terrestre e questo avrebbe causato l’arresto della rotazione della Terra per tre giorni, dopo i quali il nostro Pianeta avrebbe ripreso a girare in senso inverso.
In realtà non esiste nessuno studio che confermi a tutt’oggi che questo parametro sta aumentando: taluni affermano che la fonte da cui Gregg Braden avrebbe attinto l’informazione, il diagramma di Manesmann, semplicemente non esiste, altri invece sostengono che il dato in questione proviene dal libro "Handbook of Atmospheric Electrodynamics",vol.1, di Hans Volland, il quale avrebbe fornito a Gregg Braden una informazione scorretta.
Con questo non intendo affatto screditare Gregg Braden che stimo e rispetto come ricercatore e questo non invalida tantissime sue intuizioni che ritengo profonde ed originali.
Credo semplicemente che si sia sbagliato e sia caduto in qualche trappola della “mente” forzando alcuni dati o forse alcune sue intuizioni e cercando prove scientifiche non verificate, infondate o inesistenti per arrivare a dimostrare ciò che intendeva dimostrare. Molto probabilmente Gregg Braden “sentiva” ciò che forse molti di noi sentono, che qualcosa sta cambiando e questo qualcosa possiamo chiamarlo con tanti nomi, “frequenze”, “vibrazioni”, “energia cosmica” o con qualunque altro nome che per voi abbia una valenza e un significato, ma per avvalorare questa “sensazione” ha dovuto produrre prove tangibili e concrete ricorrendo alla frequenza di cavità Schumann, teoria che in quel momento sembrava sostenere le sue intuizioni. O forse nel periodo in cui indagava sul dato in questione, nel 1994, tale frequenza sembrava orientata al rialzo per poi riassestarsi, in tempi successivi, sui suoi valori standard. Sembra infatti che questo parametro sia soggetto a periodiche fluttuazioni. In realtà la sua intuizione molto probabilmente è corretta e la prova prodotta sembra invece non esserlo.

“Non si perviene alle leggi universali per via logica, ma per intuizione”

  Albert Einstein

L’approccio logico, razionale e scientifico tipico della cultura occidentale, costringe sovente vari studiosi a cercare prove certe e documentabili al fine di dimostrare qualche loro intuizione o percezione. Nella nostra cultura è necessario produrre prove concrete di tipo scientifico per essere ascoltati e presi in considerazione. Se poi tali prove si dimostrano, nel tempo, imprecise, scorrette o addirittura errate, poco importa … per acquisire credibilità ed essere attendibili occorrono dati, numeri e statistiche. L’intuizione, ahimè, non è tenuta in gran conto, anche se talvolta si rivela più veritiera. Non tutto è dimostrabile, e forse mai lo sarà, attraverso la nostra mente, i nostri sensi limitati o le moderne tecnologie ma sembra che in quest’epoca accettare il mistero o l’inspiegabile sia diventato davvero difficile. Il fatto che qualcosa sia indimostrabile non esclude necessariamente che non sia vero. Solo ai mistici, ai poeti o ai visionari è concesso di non produrre prove ma purtroppo alle loro intuizioni non è dato molto credito.
Le scoperte scientifiche, in qualunque campo, non sono che il modesto tentativo da parte dell’uomo di sondare e comprendere il vasto, infinito mistero in cui siamo immersi. Non avere l’umiltà di riconoscerlo, riponendo una fiducia cieca nella scienza e dimenticandosi del mistero, è l’errore forse più grande dei nostri tempi. Un errore fatale che ci ha impoverito e danneggiato, rendendoci in un certo senso dei menomati, mancanti di un qualcosa senza cui vivere diventa davvero difficile: il senso della religiosità intesa come meraviglia, stupore e rispetto verso tutto ciò che non siamo in grado di comprendere. E anziché rendere omaggio al mistero attraverso il silenzio, spendiamo fiumi di parole nel vano tentativo di spiegare e dimostrare ciò che forse non è dimostrabile. Litighiamo, ci odiamo, facciamo guerre per portare avanti le nostre personali e ristrette visioni, avendo purtroppo perso la capacità di cogliere ciò che ci accomuna, che solo nel silenzio può essere colto, mentre attraverso le parole scorgiamo solo ciò che ci divide.

"L’esperienza più bella e profonda che un uomo possa avere è il senso del mistero: è il principio sottostante alla religiosità così come a tutti i tentativi seri nell’arte e nella scienza. Chi non ha mai avuto questa esperienza mi sembra che sia, se non morto, allora almeno cieco. È sentire che dietro qualsiasi cosa che può essere sperimentata c’è qualcosa che la nostra mente non può cogliere del tutto e la cui bellezza e sublimità ci raggiunge solo indirettamente, come un debole riflesso. Questa è la religiosità, in questo senso sono religioso. A me basta la meraviglia di questi segreti e tentare umilmente di cogliere con la mia mente una semplice immagine della sublime struttura di tutto ciò che è lì presente."    Albert Einstein

A causa forse di questa esigenza di “scientificità” si sono cercate prove precise che confermassero le profezie dei Maya e si è scoperto che quasi tutte le presunte anomalie che riguardano il nostro Pianeta e il sistema solare convergono inspiegabilmente, con i loro effetti disastrosi, proprio intorno al 2012.

"La fisica non è una rappresentazione della realtà, ma del nostro modo di pensare ad essa."

Werner Karl Heisenberg  (Fisico quantistico, premio Nobel)

"Non solo l’universo è più strano di quanto immaginiamo, ma è più strano di quanto possiamo riuscire a immaginare."

Werner Karl Heisenberg (Fisico quantistico, premio Nobel)

A proposito di anomalie, le più segnalate e temute sono quelle che riguardano il Sole: da circa un decennio si sente dire che il Sole fa le bizze e si comporta in modo anomalo, preannunciando devastanti tempeste solari che non si sono avverate con l’intensità prevista. Ma il comportamento del Sole rispetto a che cosa è anomalo? Ovviamente a dei parametri che hanno deciso gli scienziati. Ma perché mai il Sole, splendido e misterioso, dovrebbe accontentare gli scienziati per conformarsi alle loro previsioni? Quanta presunzione e limitatezza c’è nel pretendere di ingabbiare un’astro così possente all’interno di cicli prestabiliti
e prevedibili ! Il Sole fa quello che vuole !
Nessuno nega che nell’Universo possano esistere fenomeni ciclici che tendono a ripetersi, come credevano anche i Maya, ma indicare date esatte, giorni, mesi e anni in cui questi fenomeni avverranno è vera presunzione. La Natura è pura creatività in divenire ed anche quando qualcosa sembra ripetersi, in realtà è qualcosa di sempre nuovo e fresco che solo ai nostri occhi appare simile a ciò che si è già verificato prima. Siamo noi, dalla nostra prospettiva ristretta e limitata, a cogliere somiglianze che non esistono per rassicurarci e così facendo appiattiamo lo splendore infinito e misterioso del sempre-nuovo all’interno di rigide definizioni, di schemi, previsioni, calcoli e congetture.
Non siamo più capaci di meravigliarci, stupirci e onorare con silenzioso rispetto il mistero che ci circonda.
L’ansia generata dall’imprevedibile ci ha tolto l’innocenza dello stupore.
Non voglio con questo sminuire il valore indiscutibile di tantissime scoperte scientifiche in numerosi campi, ma vorrei semplicemente portare l’attenzione sull’attitudine errata di riporre una totale e assoluta fiducia solo ed esclusivamente nella scienza, dimenticando molto spesso i suoi limiti.

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